Recensione – Il Giardino Segreto di Frances Hodgson Burnett

Genere: Letteratura per l’infanzia
Editore: DeAgostini
Collana: Dea Planeta
Pagine: 256

Il Giardino Segreto è un romanzo di letteratura per l’infanzia, scritto da Frances Hodgson Burnett. Adattamento editoriale del caso cinematografico dell’anno, realizzato dal produttore di Harry Potter e Paddington. Pubblicato con la copertina originale del film da Dea Planeta.

“Per Mary Lennox le storie hanno un potere straordinario. Le basta raccontarne una ad alta voce per superare i momenti difficili. Ma la sua partenza per l’Inghilterra e la sua misteriosa e sterminata brughiera sta per cambiare ogni cosa. Mary andrà a vivere insieme a uno strano ricchissimo zio che non ha mai visto, e che, di certo, non ha tempo per le storie. All’improvviso, il mondo di Mary inizia a crollare. I suoi genitori non ci sono più, l’amata India, la terra delle storie, è più lontana che mai. Sembra che non ci sia rimedio a nulla. Almeno fino a quando Mary non incontra Colin, il cugino che non ha mai conosciuto. E Dickon, espertissimo di natura, di animali, sempre pronto ad ascoltare. Insieme a loro Mary attraverserà il maniero dello zio fino a scoprire un meraviglioso giardino, un luogo incantato che custodisce un segreto, ma… dove è proibito mettere piede. Ed è qui che l’avventura inizia. È qui che la storia prende vita. È qui che Mary Lennox troverà la sua vera casa.”

“Cose molto sorprendenti possono capitare a chi, avendo un pensiero sgradevole e sconfortante nella mente, abbia il buonsenso di accorgersene in tempo e di scacciarlo, sostituendolo con un pensiero piacevole.”

Il Giardino Segreto è la storia di Mary Lennox una bambina che ha vissuto i suoi primi dieci anni in India. Sin da subito la madre, non avendo mai desiderato bambini, la affida alle cure di un’ayah, una balia indiana. Ed è così che Mary cresce lontana dai suoi familiari, circondata solo da domestici indiani che erano sempre costretti ad obbedirle, facendola così crescere egoista, dispotica e scontrosa. Quando un’epidemia di colera porta via con sé tutti i suoi affetti, Mary viene inviata nello Yorkshire, a Misselthwaite Manor dallo zio Archibald Craven. Qui, Mary inizialmente risulta ancora una bambina insopportabile. Abituata a dare ordini ed essere servita in ogni modo, si scontra subito con una realtà diversa. Il lungo tempo trascorso in India, la mancanza degli affetti di una madre e di un padre, ma anche il carattere non facile, la fanno apparire agli occhi degli abitanti della grande casa come una bambina brutta, giallognola e malaticcia.
La dimora di suo zio le appare subito un luogo infinito: stanze su stanze, alcune mai abitate, corridoi con quadri che sembrano osservarla. E uno zio ancora troppo scosso e distante dopo la morte dell’amata moglie. Ci sono anche due misteri che ben presto scatenano una scintilla di curiosità nella piccola protagonista: di chi è il pianto che ode in diverse occasioni? E come mai non si può parlare del Giardino di sua zia? Mary inizia a vivere molto tempo all’aria aperta. Percorre i vari giardini, conosce il burbero giardiniere Ben Weatherstaff, e il simpatico pettirosso che sarà una valida guida per fare la sua scoperta più grande e importante: quella del famoso e misterioso giardino che Mary poi definirà segreto. Perché soltanto poche persone, assolutamente fidate, entreranno a far parte di questo suo mistero, di questa scoperta. Grazie alla sua attività all’aria aperta, a quel giardino che profuma di magia, all’amicizia che presto instaurerà con Dickon, un ragazzo che sembra conoscere tutti i segreti delle piante e della brughiera, e che è amato sia dagli esseri umani che dagli animali, Mary muterà sia nell’atteggiamento che nel fisico. E ben presto farà anche un’importante scoperta che sarà un motivo di crescita e di cambiamento in quella enorme casa colma di pena e oscurità.

Lo stile della Burnett è una vera meraviglia, già apprezzato quando ero più piccolo e in altre sue famose opere (La Piccola Principessa o Il Piccolo Lord). Scorrevole, incantevole, ti conduce per mano verso i luoghi che delinea: ed è come ritrovarsi nella brughiera, con i suoi fiori e profumi, con il vento che sembra accarezzarti; o nel giardino così ricco di rose e altre fioriture che rallegrano l’animo; o ancora nelle varie stanze di quella casa così grande e misteriosa. È un libro perfetto per i bambini/ragazzini, ma a mio avviso può essere letto benissimo anche da quegli adulti che, come me, sono sempre pronti a riscoprire la magia che si cela tra le pagine.
E vi ripeto e assicuro che in questa edizione si avverte ancora di più, le immagini e l’accuratezza del volume sono un valore aggiunto. Lasciatevi guidare da Mary, Colin, Dickon e dagli altri deliziosi personaggi tratteggiati dalla penna della Burnett, non ve ne pentirete! Un classico che tutti gli amanti della lettura dovrebbero avere nella propria libreria.

Proprio questa sera ho avuto modo di guardare il film su Amazon Prime ed è stato sorprendente quanto romanzo e adattamento siano estremamente fedeli. Certo, è il romanzo dell’adattamento, ma non è sempre così scontato. Fanno un’ottima impressione: colori, luci, colonna sonora, la bravura degli attori e le scelte decisionali di cosa “adattare”. Magia e ingenuo stupore e un’atmosfera più dark. Senza però perdere i grossi messaggi/insegnamenti importanti racchiusi in questa dolcissima storia.

Ringrazio DeAgostini per la copia in anteprima, un’edizione davvero bellissima, accurata nell’editing, nelle immagini al suo interno ed in generale nella veste grafica delle pagine all’interno del romanzo.

Era il giardino più bello e misterioso che si potesse immaginare. Le alte mura che lo circondavano erano coperte da rami spogli di rose rampicanti, talmente fitti da essere tutti intrecciati.
Il terreno era ricoperto di erba, resa scura dal freddo invernale, dalla quale spuntavano cespugli che erano certamente di rose se ancora in vita. Numerosi rosai avevano allargato i loro rami al punto che sembravano alberelli.
Nel giardino c’erano altri alberi, ma una delle cose più strane e più affascinanti era che le rose rampicanti vi si erano attaccate con lunghi viticci, formando intrecci ondeggianti, fra un albero e l’altro, quasi come bellissimi ponti sospesi nell’aria.

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